I bimbi con due papà non riconosciuti in Italia

di Al. Ar.

Corriere della Sera, 9 Maggio 2019

La Cassazione sui piccoli nati con la surrogata: no alla registrazione all’anagrafe

Non si può trascrivere all’anagrafe italiana il figlio che una coppia omosessuale ha avuto all’estero con la maternità surrogata. Lo ha deciso ieri la Corte di Cassazione in una sentenza a sezioni unite  e ha voluto specificare che il verdetto è “a tutela della gestante e dell’istituto dell’adozione”. Nella stessa sentenza la Suprema Corte ha sottolineato come per le coppie omosessuali rimane aperta la strada dell’ “adozione particolare” (prevista dall’articolo 44 della legge 184/83) e ha rigettato la richiesta di una coppia di padri di Trento.

La storia è una di quelle che oggi in Italia si è verificata già molte volte: due padri omosessuali vanno all’estero e per avere un figlio ricorrono alla procreazione medicalmente assistita con l’ausilio di due donne diverse, una che dona i propri ovociti, l’altra che si mette a disposizione per portare avanti la gravidanza.

La coppia di Trento era andata in Canada e con questo sistema di figli ne aveva messi al mondo due, il padre biologico è stato sempre lo stesso. La Cassazione non ha voluto legittimare l’altro padre, non ha voluto riconoscergli un rapporto di filiazione. Gli ermellini sono stati chiari: esiste una legge – la 40 del 2004 – che all’articolo 12 vieta la maternità surrogata in nome dell’ordine pubblico.

Immediata la reazione delle Famiglie Arcobaleno da una parte e del popolo del Family Day dall’altro. “La sentenza di oggi dimostra quanta strada ci sia ancora da fare perchè tutti i bambini e le bambine italiane abbiano gli stessi diritti” ha detto Marilena Grassadonia, presidente delle Famiglie Arcobaleno. E ha aggiunto: “Mi dispiace che i giudici non abbiano tenuto conto delle sentenze della Cedu (la Convenzione europea per i diritti dell’uomo, ndr) sempre a tutela dei diritti dei minori”.

“Una sentenza storica”, ha commentato invece Massimo Gandolfini, leader del Family Day: “I giudici hanno infatti dichiarato che questo rapporto è frutto di un mercimonio programmato con un contratto”.

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