Il vuoto morale in famiglia

di Pierluigi Battista

Corriere della Sera, 03 Maggio 2019

Il padre di uno degli stupratori di Viterbo che dà consigli al figlio per far sparire le prove. O i genitori degli aguzzini – tutti ragazzi – di Manduria. Segni di un vuoto morale nelle famiglie.

M a che padre è quello di uno degli stupratori di Viterbo che esortava perentoriamente il suo figlio sciagurato, prima che fosse scoperto, a liberarsi dal video atroce che lui stesso (in compagnia del complice) aveva girato per vantarsi di aver seviziato una donna? E i genitori degli aguzzini di Manduria, quella banda di mascalzoni che martirizzava nei modi più atroci un povero sventurato, non si vergognano neppure un po’ per aver coperto le gesta di quei figli teppisti, frutto della desolazione di famiglie inesistenti, prigioniere dell’ignoranza, nel vuoto pneumatico privo di ogni cultura, di ogni sensibilità, di ogni decenza? Difficile immaginare cosa sarebbe uscito di diverso da padri complici di ogni efferatezza, responsabili della ferocia che ha anestetizzato, svuotandola, la mente di figli che probabilmente non sanno cosa sia il Male, perché nessuno ha insegnato loro cosa fosse, il Male. Perché non è la pietas paterna o materna, del capo branco che vuole proteggere il cucciolo, ad aver suggerito quell’esortazione a cancellare le prove di una crudeltà spregevole. Non è l’affetto, l’istinto primitivo a difendere un figlio pur sempre amato, a cercare goffamente di metterlo in salvo e sottrarlo ai rigori della legge violata: sentimento comprensibile, non giustificabile, ma comprensibile in chi forse ha il cuore spezzato per le malefatte del figlio ma è straziato dall’idea di una sua punizione troppo severa. No, nel caso di Viterbo, è stato il complice di una banda a parlare, non un padre che vuole proteggere un figlio. Uno che nemmeno si rende conto dell’enormità commessa da suo figlio. «Riccardo, butta il cellulare subito» è la frase di chi sa cosa c’è in quel video, conosce l’orrore vissuto da una donna martoriata dal figlio e da un altro cialtrone suo pari, ha sentito le urla di paura e di dolore. E non dice: «Figlio mio che hai fatto? Che ho fatto io per aver cresciuto un farabutto come te? Vorrei prenderti a schiaffoni prima che le forze dell’ordine vengano ad acchiapparti. L’unica cosa che posso fare è di trovarti un buon avvocato». Non dice questo: cerca solo disperatamente una strada perché lo stupratore la faccia franca e non si renda conto mai dell’orrore di cui si è reso responsabile. Che padre è, un padre così? E tutti noi padri come ci comporteremmo, in questo o in un altro modo? Cosa siamo diventati, tutti noi, nessuno escluso? Il nostro Antonio Polito scrisse una volta che i padri oramai sono spesso diventati i «sindacalisti» dei loro figli. Ma qui si è oltre il sindacalismo di chi difende e malamente i figli da un professore che si è permesso di dare un brutto voto a scuola, per una rissa con i coetanei, dal troppo peso dei compiti a casa. A Manduria si è andati oltre, ma molto oltre. Quella banda di bulli feroci si rallegrava su YouTube di torturare una persona debole e indifesa. Lo faceva perché era consapevole del senso di impunità che le famiglie avevano trasmesso. La povera vittima invocava in modo straziante le forze dell’ordine perché lo difendessero. Ingenuamente ancora pensava che qualcuno dello Stato dovesse difenderlo da quella muta di bestie crudeli. Niente. E niente dalle famiglie, che assistevano intontite alle gesta disgustose di rampolli decerebrati che sghignazzavamo mentre colpivano un poveretto fragile e inerme. E noi, che leggiamo, come ci saremmo comportati? L’atroce impressione è che quei padri complici, quelle famiglie corresponsabili del bullismo dei loro figli vigliacchi, possano essere lo specchio deformato di una malattia diffusa, di padri inesistenti, non assenti, inesistenti, di famiglie che si limitano a fare il palo mentre i loro figli si abbandonano all’ordinaria follia della prepotenza impunita. Ma che sono diventati quei genitori di Manduria? Che cosa ha anestetizzato ogni senso morale nel padre dello stupratore di Viterbo? Domande che riguardano loro, ma tutti gli altri padri, le famiglie che si incontrano ogni giorno. Con molta pena. E molta rabbia.

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