La spada di Damocle sui sovranisti

di Lorenzo Vita

Insideover.com, 6 Dicembre 2019

Il Mes non è una partita chiusa: ma è sicuramente una partita che ha già scritto chi saranno i vincitori e chi i vinti. Almeno nelle intenzioni dell’Europa. Perché se è vero che il Meccanismo europeo di stabilità ha come scopo quello di tutelare l’Eurozona, è anche vero che dal punto di vista politico non è tanto importante il rispetto dei parametri, quanto quello di fare ciò che l’Unione europea dice: cedere poteri, consegnare la propria sovranità alle istituzioni europee e seguire in modo più o meno pedissequo quanto richiesto nei corridoi di Bruxelles. Corridoi che, inutile negarlo, sono di fatto ancor oggi le proiezioni di potenza di Francia e Germania. E Angela Merkel ed Emmanuel Macron ,che pure si ammantano di un’aurea europeista, di fatto non sono altro che leader dei propri Paesi che utilizzano l’Unione allo scopo di accrescere il proprio consenso internazionale e il potere del proprio Stato.

Proprio per questo motivo, è facile comprendere che anche il Mes, come altri meccanismi voluti dall’Europa e in cui la Commissione europea ha l’ultima parola altro non saranno che meccanismi politici. Che di fatto renderanno impossibile la vita non ai governi che sforano i parametri, ma ai governi che sfideranno la logica di cessione di sovranità all’Unione europea. E questo varrà anche per il Mes così come riformato dalla bozza di accordo dell’Eurosummit di giungo 2018. Una super Troika che gestirà il debito nell’esclusivo interesse della stabilità dell’Eurozona e che, proprio per questo, non potrà fare altro che gestire le politiche di inserimento nei fondi sovrani e delle istituzioni bancari al solo scopo di salvare chi vuole mantenere in vita l’Unione europea così com’è. Quindi, in sostanza, salverà realmente solo ciò che è utile al Meccanismo europeo per rimanere in vita, mentre colpirà come un martello tutto ciò che prova a sfidare l’esistenza delle istituzioni europee. Nella pratica: il Mes, come altri fondi e così come altri sistemi europei di salvaguardia e controllo, entrerà in azione esclusivamente quando si sentirà minacciato nella sua esistenza: pertanto utilizzando un punto di vista che sia eminentemente politico.

L’Italia, sotto questo profilo, è un esempio perfetto di come funziona l’Europa e di come questa sia del tutto priva di carattere tecnico. La tecnocrazia è un mantello per coprire quello che in realtà si nasconde al di sotto delle scelte politiche dell’Unione europea, che dice di essere imparziale quando in realtà condanna chi non è più concorde con le strategia di Bruxelles (e di Parigi e Berlino) e invece eleva chi decide di fare di tutto per sostenere le regole dettate dall’Europa. La conversione di Giuseppe Conte, da avvocato del popolo italiano (e fieramente populista) a difensori degli interessi europei è un segnale chiarissimo di come sia sia comportata l’Ue. Nel momento in cui Conte si ribellava insieme a Lega e Movimento Cinque Stelle, ai dettami dell’Unione e della Commissione europea, i falchi avevano circondato il nostro Paese pronti a divorarlo nel momento in cui avrebbe provato a scalfire la narrazione europeista. La Commissione era piombata sull’Italia e la lettere con cui redarguiva la manovra giallo-verde fu un messaggio senza possibilità di ulteriori interpretazioni nei confronti della maggioranza di governo. Quell’esecutivo avrebbe avuto una vita difficilissima, se non impossibile, se avesse continuato a unirsi alla schiera dei critici.

Poi la metamorfosi. Conte si scopre europeista, il Movimento 5 Stelle vota Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron non è più un nemico e Angela Merkel diventa la compagna di merende (e anche di birre) del premier italiano. Da quel momento tutto cambia, il Conte battagliero si scopre molto meno voglioso di sfidare i parametri di Bruxelles e così, in poche settimane, l’Europa garantisce all’Italia di rimanere nel club. Naturalmente con un unico sacrificio: qualsiasi velleità sovranista. Tanto è vero che sul Mes, Conte fece di tutto per non essere chiaro con i suoi alleati, come dimostrato anche da un ministro che  tutto si può dire meno che euroscettico: Enzo Moavero Milanesi.

Ma la mossa di Conte è stata molto più fine di quanto si possa credere. Il presidente del Consiglio non ha soltanto sacrificato lo scomodo alleato leghista per una più placida deriva europeista cullata dai sogni egemonici di Macron e Merkel, ma è riuscito anche nell’intento di mettere un cappio sull’Italia. Il bazooka del Mes colpirà: ma colpirà solo chi proverà a ribellarsi. DI fatto scaricando sul futuro (eventuale) governo di centrodestra tutti i dubbi e le ire dell’Europa. Chiunque salirà sul trono di Palazzo Chigi, si troverà una pistola puntata alla tempia. E se sforerà, la super Troika è pronta a colpire. La trattativa che sta svolgendo Roberto Gualtieri nell’Eurogruppo può essere fondamentale. ma è chiaro che la vera rassicurazione sul Mes è politica. Chi seguirà l’Europa non deve temere ritorsioni. Regole. O forse ricatto.

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