L’anomalo partito di sinistra della neo-premier della Danimarca

di Alessandro Frau

Agi, 6 giugno 2019

È l’immigrazione a distinguere il partito socialdemocratico di Mette Frederiksen: “Normalmente vorrei sempre cercare un compromesso. Ma non sulle politiche riguardano l’immigrazione”.

A 41 anni, Mette Frederiksen è diventata la più giovane premier della storia della Danimarca. Ma i socialdemocratici di cui è alla guida sono un partito particolare, anomalo, quasi unico nel panorama europeo. Posizionato a sinistra, soprattutto per quanto riguarda le misure economiche che intende perseguire, sostiene una linea sull’immigrazione che lo collocherebbe, senza dubbio, molto più a destra. Almeno nello scacchiere politico che siamo abituati a conoscere.

Ma la forza della Frederiksen risiede proprio nell’aver ribaltato questo campo di gioco. Negli ultimi anni ha preferito abbracciare, almeno in parte, le politiche sull’immigrazionedel governo di destra uscente, combattendolo sui temi più popolari del welfare, dell’istruzione, della famiglia e dell’ambiente. Una scelta vincente, ma non senza conseguenze, soprattutto nella prospettiva di creare una coalizione di governo. “Normalmente vorrei sempre cercare un compromesso. Ma non sulle politiche riguardano l’immigrazione” ha detto.

Le sue sono posizioni politiche particolarmente estreme visto che, per fare un esempio, ha proposto di trattenere i migranti in campi speciali nel Nord Africa per il tempo necessario a valutare le loro richieste. Ma è anche favorevole al divieto di indossare il burqa islamico e il niqab in pubblico.

In Danimarca, in realtà, la divisione destra-sinistra non è così netta come la conosciamo in Italia. Basti pensare che il partito di maggioranza schierato a destra, uscito sconfitto dalle elezioni e guidato da Anders Fogh Rasmussen, si chiama Venstre – Danmarks Liberale Parti. Venstre, in danese, significa Sinistra.

In una conferenza, a Lisbona, come ha riportato il Guardiantracciandone il profilo, Frederiksen ha detto che in Danimarca “per anni abbiamo sottovalutato le sfide dell’immigrazione di massa”. “Le politiche economiche in Europa sono state troppo liberali e non sono riuscite a prevenire la globalizzazione che attaccava i diritti dei lavoratori, esponendoli a un’immigrazione incontrollata”: parole che difficilmente avremmo sentito pronunciare da un leader di sinistra.

Nata nel 1977 ad Aalborg, una delle città più grandi del Paese, Frederiksen ha iniziato la sua carriera politica entrando nel Parlamento per la prima volta nel 2001, a 24 anni, anche se in precedenza aveva già lavorato per la confederazione dei sindacati danesi. L’exploit è avvenuto nel 2007 quando è stata rieletta in Parlamento con quasi 30 mila voti.

Dal 2011 al 2014 è stata ministro del Lavoro mentre l’anno successivo ha guidato il dicastero della Giustizia. Nel 2015 è salita ai vertici del partito Socialdemocratico guidandolo alla recente vittoria nelle elezioni del 5 giugno.

Poco dopo aver appreso il risultato delle urne, Frederiksen ha detto di voler optare per una coalizione che possa dare vita ad una nuova entità di governo. Ma non sarà un’impresa facile. Essere un partito di sinistra così anomalo significa anche non ricevere l’appoggio delle altre forze che dovrebbero, per natura, stare dalla tua stessa parte. Forze che non hanno intenzione di condividere il potere con chi vuole mantenere una linea così dura sull’immigrazione.

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