L’errore che rischia di inchiodare i sovranisti

di Lorenzo Vita

Insideover, 30 Maggio 2019

I sovranisti hanno vinto le europee? No, ma hanno ottenuto comunque un risultato da non sottovalutare, visto che l’unione dei gruppi sovranisti (o populisti che dir si voglia) che compongono la truppa a destra del Partito popolare europeo vedono in ballo più di 170 seggi. Parliamo di gruppi divisi e con agende politiche diverse, ma in ogni caso rappresentano una compagine che, unita, raggiunge quasi il numero di parlamentari del Ppe. Per i movimenti delle diverse piattaforme sovraniste si tratta comunque di un risultato ragguardevole: ma questo non basterà a far ottenere, almeno per il momento, delle cariche in grado di modificare la politica dell’Unione europea.

Sotto questo profilo, il nodo da sciogliere per l’Europa sovranista è proprio questo: capire come capitalizzare il dinamismo elettorale trasformandolo in un risultato tangibile. Rendere efficace la vittoria da un punto di vista di cariche e funzioni all’interno degli organismi che contano in Europa. Perché altrimenti il rischio è che l’exploit elettorale si trasformi in una vittoria senza particolare importanza da un punto di vista effettivo, trasformando il Parlamento europeo in un palcoscenico più che in un terreno di battaglia. E bearsi dei risultati elettorali non sarà certo utile per ottenere quello che si vuole, che, almeno a livello di programma, è cambiare l’Europa dall’interno.

La questione non è per niente semplice. Ma adesso quello che i sovranisti devono fare e è non fermarsi ed evitare di rimanere ancorati alla propaganda. Ora hanno i seggi. Non rappresentano un numero esorbitante e certamente non possono essere in grado di modificare la struttura dell’Ue, specialmente se divisi. Ma quello che è certo è che l’unico modo per raggiungere lo scopo di entrare nei gangli della burocrazia europea, vero fulcro della politica del continente anche più delle cariche politiche, è quello di non fermarsi allo scontro e di non credere di aver raggiunto lo scopo. Perché per adesso hanno ottenuto “solo” seggi: ma rischiano di avere solo quello, specialmente per l’isolamento cui sono costretti e che per certi versi si stanno ritagliando. Specialmente se dovesse essere confermata l’alleanza fra socialisti, verdi e liberali di Emmanuel Macron che di fatto non solo escluderebbe dai giochi il Ppe ma anche tutti i sovranisti. In pratica, metà del Parlamento europeo.

Il rischio esclusione e progressivo annichilimento è reale. E questo è dovuto anche un altro fattore: la spaccatura dei sovranisti. I gruppi sono divisi e i partiti al loro interno non sembrano in grado di giungere a un compromesso. L’unica possibilità è unire le forze e provare a creare una piattaforma comunque con i popolari europei. Ma questo implica una serie di incognite. La prima: la possibile sinergia fra i diversi partiti che, fra loro, appaiono estremamente divisi su diversi punti chiave; la seconda, invece, è che i popolari hanno molto più da guadagnare alleandosi con i socialisti e i liberali di Macron piuttosto che unirsi al blocco populista. La questione delle cariche da dividere è una questione che riguarda i governi. E i sovranisti non hanno le chiavi degli esecutivi, fatta eccezione per la Lega che comunque è parte di una maggioranza e non ha nel suo gruppo il presidente del Consiglio. Il rischio paralisi è elevato. E con esso, il pericolo di una vera e propria vittoria senza efficacia, per incapacità di affondare il colpo. A questo proposito, riecheggiano le parole che fece dire Livio a Maarbale nei confronti del cartaginese Annibale: “Vincere scis, Hannibal; victoria uti nescis“, “Sai vincere, Annibale, ma non sai sfruttare la vittoria”.

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