L’Italia si scopre sovranista

di Franco Bechis

Il Tempo, 27 Maggio 2019

Matteo Salvini il vincitore assoluto delle elezioni europee 2019, e su questo non ci può essere discussione. Quando andiamo in stampa abbiamo ancora solo le prime proiezioni, e solo questa mattina si potrà consolidare il risultato. Ma dalle urne emerge senza incertezza la nuova Lega sovranista, che porta in Europa anche il gruppo numericamente più consistente di parlamentari. È un dato straordinario quello che si delinea con le proiezioni, ma il balzo in avanti compiuto in un solo anno per giunta stando al governo (condizione che ovunque penalizza i leader politici) è clamoroso e ha un solo precedente in così breve tempo: quello che portò il Pd dal 25,43% al 40,82% dalle politiche 2013 alle europee 2014. Allora però Matteo Renzi aveva appena iniziato la sua esperienza da premier ed era nel cuore della sua luna di miele con gli italiani, avendo pure infilato in quelle urne il decreto sugli 80 euro mensili donati a circa 10 milioni di italiani.

L’unica altra forza politica che può festeggiare a ragione è Fratelli di Italia, la formazione di Giorgia Meloni che ottiene un risultato più che lusinghiero. E politicamente importante, perché insieme a Salvini potrebbe conquistare anche la maggioranza nel paese con la legge elettorale in vigore per le politiche. Mentre lo sconfitto vero di questa tornata è il Movimento 5 stelle, che perde milioni di voti in un solo anno e rischia di fare pure peggio di cinque anni fa, pagando il prezzo della sua avventura al governo e forse anche una campagna elettorale condotta con toni accesi e una robusta virata a sinistra bocciata dagli elettori.

Salvano la pelle e non molto di più il Pd di Nicola Zingaretti, che rispetto all’anno scorso poteva contare sul movimento politico di Carlo Calenda (che non era manco iscritto al Pd prima del 4 marzo 2018) e l’unione di una parte consistente di quella sinistra che faceva riferimento a Leu.

Ha vinto Salvini dunque, ma quella vittoria che sicuramente festeggia il leader della Lega, ha la debolezza di essere politicamente poco spendibile. Non lo è più di tanto in Europa, dove alcuni suoi alleati sono andati molto bene (Marine Le Pen e Viktor Orban), ma altri hanno deluso. Con la prima proiezione fatta sul Parlamento europeo la sola maggioranza possibile è quella di un governissimo più governissimo che mai: quello dell’alleanza fra popolari, socialisti e il gruppo di Alde dove è confluito il partito di Emanuel Macron. Volevamo liberarci dell’Europa franco-tedesca, e invece eccola lì, rafforzata anche dai paesi più vicini alla Germania. I sovranisti saranno di fatto la sola opposizione a questa unione larghissima, e per la prima volta un’opposizione vera non potrà fare male al Parlamento europeo. Ma in questo quadro la musica suonata a Bruxelles sostanzialmente non cambierà.

In Italia grazie all’avanzata di Salvini e alla caduta grillina, il centrodestra che si presentò unito alle elezioni politiche del 2018, trionferebbe con quei numeri sia alla Camera che al Senato. E potrebbe farlo appunto anche facendo a meno di Forza Italia e Silvio Berlusconi come vorrebbe fare il leader della Lega. Per trionfare però bisognerebbe fare cadere questo governo e contare sul fatto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sciolga il Parlamento prestando grande attenzione alla volontà popolare come fece l’anno scorso mettendo al centro delle sue consultazioni sempre il M5S. Ma non è detto che sia così, e se il Quirinale dovesse tentare altre ipotesi prima dello scioglimento è possibile che si formi una maggioranza alternativa fra M5S, Pd e parlamentari sparsi ex grillini, Leu e autonomisti. Sulla carta un governo così avrebbe 356 seggi alla Camera e 175 al Senato. Nel Pd gli unici veri oppositori a questa ipotesi sarebbero i renziani. Ma quelli veri e fedeli al leader si contano sulla punta delle dita: una ventina alla Camera e una quindicina in Senato.

Per quanto sia fragile la maggioranza gialloverde e sia difficile fare rimarginare le ferite anche personali che si sono aperte in campagna elettorale, se mettesse in crisi questo governo Salvini potrebbe trovarsi improvvisamente all’opposizione anche in Italia. Condizione che sarebbe grottesca dopo un successo elettorale come quello appena ottenuto, e che metterebbe a rischio anche la possibilità di consolidarlo ulteriormente: chi lo ha votato sicuramente apprezza quello che ha fatto stando nelle stanze dei bottoni, e sarebbe deluso dal vederlo improvvisamente irrilevante. Il paradosso di Salvini quindi è proprio questo: avere ottenuto un vero e proprio plebiscito personale, che politicamente potrebbe non essere subito spendibile nè in Europa nè in Italia. E’ possibile quindi che questo terremoto cambi poco o nulla sia qui che a Bruxelles.

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