Parla Toti: “Superare Forza Italia, non c’è scelta”

Massimiliano Lenzi

IlTempo.it, 29 luglio 2019

“Serve una rivoluzione. Nuove facce, dirigenti e messaggio”

“Che l’autonomia spacchi l’Italia è una favola che gioca su paure inesistenti. In un Paese come il nostro, a più velocità, l’autonomia è la cura, non la malattia». Giovanni Toti, governatore della Liguria e spirito ribelle dentro Forza Italia, non ha paura dell’autonomia. Anzi. E in questa intervista spiega perché, oltre a dire la sua sul Governo, sui grillini e sul suo partito”.

Con l’autonomia addio all’unità d’Italia? 
“Non vedo dove sia il problema se non in uno dei due partner di Governo, il Movimento 5 Stelle, che evidentemente ha deciso di opporsi per ragioni squisitamente di partito. Solo le materie che prevede la Costituzione possono essere oggetto di autonomia differenziata quindi non mi pare un atteggiamento particolarmente eversivo quello di seguire la Carta costituzionale”.

E le obiezioni che molti sollevano?

“Chi dice che l’autonomia differenziata spaccherà il Paese, in due, in tre, in quattro dovrebbe rendersi conto che il Paese ha già diverse velocità e non è colpa dell’autonomia ma semmai di scelte fatte male, centralizzate, a Roma. Io credo che l’autonomia, riportando la politica con i centri di decisione più vicina ai territori, sia la cura non la malattia”.

Non rischiamo di perderci il sud?

“Ma quando mai. Primo: l’autonomia di cui si sta parlando la si fa al costo storico, a ogni regione andrà la stessa cifra che oggi il Governo già spende per quello stesso territorio per gestire un servizio. Se poi quella regione sarà capace di usare meglio quei soldi buon per lei, le avanzeranno per investimenti. Se non ne sarà capace, peggio per lei, dovrà aggiungere risorse proprie. Credo sia una favola, strumentalizzare paure inesistenti, dire che l’autonomia, questa autonomia, spacchi l’Italia”.

Secondo?

“Pure il Sud dovrebbe molto rapidamente avviarsi sul percorso dell’autonomia perchè credo che Campania, Puglia, Calabria, abbiano modelli di sviluppo e realtà da valorizzare senza dipendere da Roma. E’ un vantaggio anche per loro utilizzare risorse sul proprio territorio”.

Non sarebbe meglio passare da una riforma costituzionale?

“Sarebbe stato meglio affrontare lo stesso tema con una riforma costituzionale in Parlamento ma purtroppo questo Parlamento nella Seconda Repubblica ci ha provato più volte e senza risultati, sia che fosse la riforma della devolution di Berlusconi, con cui ero molto d’accordo, sia che fosse la riforma renziana, con cui non ero d’accordo. Il dato di fatto è che non si è riusciti a cambiare. E’ ovvio che per una maggiore autonomia dei territori servirebbe il contrappeso di un potere centrale forte, un Presidente della Repubblica eletto dai cittadini con poteri esecutivi oppure un Primo Ministro eletto direttamente. Ma detto ciò non è che si può sempre aspettare e rimandare, partiamo con quel che si può fare”.

Lei per la Liguria che autonomia vuole?

“Noi abbiamo chiesto sei, sette materie, pronti a discutere. Materie su cui c’è  grande sensibilità sul nostro territorio. Penso alle infrastrutture, ai porti. Il sistema portuale della Liguria è il primo d’Italia e del Mediterraneo, il 50% delle merci in entrata e in uscita dall’Italia passa dai nostri porti, che si stanno ulteriormente allargando. Non vedo perchè i porti di Amburgo, Rotterdam, Anversa, abbiano delle governance quasi esclusivamente locali mentre i porti italiani debbano essere centralizzati in un carrozzone, il Ministero delle Infrastrutture, che ormai accorpa tre-quattro ministeri ed è diventato una cattedrale ingestibile”.

Ma la Lega e 5 Stelle la voteranno questa autonomia? O il Governo cadrà prima?

“L’autonomia non ha un costo reale per il bilancio dello Stato e e a regime consentirà pure di risparmiare. Questo Governo sembra impegnato in compromessi al ribasso. Non mi aspetto grandi cose, può darsi che le ragioni di sopravvivenza prevalgano e un accordo lo trovino. Ma se devo guardare il futuro con il pessimismo della ragione e non con l’ottimismo della volontà mi sembra che questo Governo sia destinato a tirare a campare”.

Con un Governo di centrodestra sarebbe meglio?

“Certamente si, un governo di centrodestra potrebbe tornare pure a ragionare su una riforma organica delle nostre Istituzioni che metta insieme il presidenzialismo , o un premierato forte, ed un’autonomia dei territori molto più marcata di questa che si va proponendo. Senza contare che dal punto di vista di grandi opere, attenzione alle imprese, riduzione fiscale, un governo di centrodestra sarebbe assai più efficace. Ma non dimentichiamo la realtà”.

Sarebbe?

“Che questo è un Paese che quest’anno non cresce e l’anno prossimo, se va bene, crescerà mezzo punto percentuale, il fanalino di coda del mondo. Un Paese che accumula risparmio perchè i cittadini hanno paura del futuro, coi consumi interni che continuano ad essere fragili e con gli investimenti, complici alcune leggi assurde, che non si fanno. E’ un Paese che corre verso il declino, serve un Governo forte che dia una scossa. E il Governo forte non può certamente essere quello che abbiamo, probabilmente potrebbe esserlo uno di centrodestra. Centrodestra che però, prima di andare alle elezioni, ha bisogno di strutturarsi ampiamente”.

E qui veniamo a lei: i retroscena su Toti fioccano. Va, resta, va, resta.

“C’è una aneddotica estiva degna dei romanzi d’appendice, dei vecchi feuilleton a puntate da leggere sulla spiaggia. In realtà io faccio qualcosa di molto semplice. Penso che il centrodestra debba ricandidarsi a guidare il Paese così come oggi guida, bene, molte regioni d’Italia. Per farlo ha bisogno di essere un centrodestra equilibrato, che esprima tutte le attenzioni sui diversi argomenti. Oggi noi abbiamo una Lega molto forte che ha fatto di sicurezza e immigrazione i suoi cavalli di battaglia e su cui sta dando anche qualche risposta, forse le uniche che questo Governo stia realmente fornendo”.

Cosa manca?

“Manca la rappresentanza politica di un blocco sociale che si sente sempre più isolato. Sotto scacco di una cultura anti-imprese e anti-progresso dei 5 Stelle. Piccola e media impresa, il mondo dell’artigianato e delle professioni, è un mondo che oggi non ha un interlocutore. Lo ha avuto per tanti anni in Forza Italia ma oggi, in declino, evidentemente Fi non viene più percepita come un interlocutore naturale per questo blocco sociale. Bisogna costruire qualcosa che affianchi la Lega e Fratelli d’Italia e bisogna farlo presto, prima si farà e prima sarà possibile tornare ad elezioni”.

Vuole riformare Forza Italia?

“Forza Italia negli ultimi anni ha costantemente perso voti, classe dirigente, amministratori e rete territoriale. E’ passata da rappresentare più di 10 milioni di voti ai 2 milioni scarsi di oggi, con interi pezzi di partito che ci hanno lasciato per andare verso altre esperienze. Dentro Forza Italia c’è stata una comprensione del problema ma pur di salvare una classe dirigente si è scelto di non fare nulla. C’è bisogno di una vera rivoluzione, dal punto di vista delle facce, della classe dirigente, del messaggio. Fi deve oggi applicare a se stessa una politica di seria riforma per rappresentare chi nel Paese non si sente più rappresentato. Altrimenti il dibattito estivo su cosa farà Toti diventa stucchevole perchè alla fine Toti non avrà più un partito dove stare causa erosione di Forza Italia”.

Ma lei cosa farà?

“Io continuo a fare quello che ho sempre fatto e mi auguro mi consentano di farlo nel partito che è stato il mio in questi ultimi 4 anni perchè io – anche se ho molto rotto le scatole – sono in politica dal 2014 inoltrato. Continuerò a dire che c’è bisogno di superare Fi, di aggregare persone, di costruire una casa di liberali, riformisti e cattolici che affianchi Lega e FdI. Spero di farlo dentro Forza Italia, ma lo farò comunque. Questo è il centrodestra che mi piace e che ha funzionato nei tempi d’oro del Paese”.

1 Comment

  1. Sono stato 10 anni nella Lega, ma Salvini che è bravo si è circondato di lacchè. Non ha guardato le competenze o la preparazione. Ha un esercito di servi. Che saranno tali finché ci guadagnano, il giorno dopo avranno un altro padrone. Ma il centro destra è maggioranza in Italia. Solo che deve colmare un vuoto. Quello che lascia Berlusconi per non avere capito due cose semplici: ti devi circondare di un gruppo di competenti anche se a volte rompipalle, secondo un grande deve anche capire il momento migliore di uscire dalla scena prima che ti tirino dietro le monetine.
    Ma quello spazio c’è. Non lo può riempire Salvini né la Meloni. E se non lo riempie nessuno non andranno a votare! Matteoli era una grande persona, anche perché toscano come me. Anche se sto in Romagna. Se volete una mano, ci sono. 333 7848370

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