Rinnovare il centrodestra: fu questa l’ultima battaglia di Altero Matteoli

martedì 18 dicembre 16:55 – di Mario Landolfi

È giusto un anno che Altero Matteoli non è più tra noi. E se ne sente la mancanza. Non ce lo dice la tentazione del ricordo selettivo, sempre in agguato nel rito della celebrazione politica post mortem, ma la banale constatazione di un vuoto ancora più vuoto in quello che fino a ieri era descritto come il centrodestra italiano e che oggi somiglia a un cumulo di macerie frammisto a buone intenzioni. Sia chiaro: Altero vivo non avrebbe cambiato o evitato chissà che, ma era un navigatore di lungo corso, uno che ne aveva viste tante e, soprattutto, che faceva politica da politico senza ruffianerie verso le celebratissime società civili e senza indulgenze verso i comodi qualunquismi. Facile, del resto, per uno come lui, cresciuto a megafono in mano per comizi corsari su palchi improvvisati.

Tante volte ministro, ma sempre militante

Già, a dispetto del suo nutrito curriculum politico Altero era rimasto un “uomo contro”, un militante che conservava sottopelle le stimmate dell’impegno ardimentoso, ché di ardimento si trattava a stare in quegli anni contemporaneamente nel Msi e a Livorno. Strano, semmai, è che nonostante tali premesse ideologiche e “territoriali” gli riuscisse un giorno di riscuotere il rispetto degli avversari senza perdere quello degli amici. Ma è quel che avvenuto, perché gli uni e gli altri impararono presto ad apprezzarne forza del ragionamento, capacità di relazione e spirito di organizzazione. Le stesse doti usate nell’ultima fase dell’impegno politico per offrire al centrodestra un’uscita ragionata dalla sua crisi. Un ciclo si stava chiudendo e occorreva prenderne atto, senza infingimenti e senza cortigianerie. Non ne ha avuto il tempo. Fosse stato ancora in vita, chissà, Altero avrebbe forse sconsigliato a Berlusconi di concedere a Salvini un giro di valzer con Di Maio per un’operazione priva di senso, ma irta di pericoli. E chissà come avrebbe giudicato gli accorati appelli a “tornare a casa”. Forse ne avrebbe sorriso pensando a quanto fosse cambiata la politica e a quanto sollievo, tutto sommato, gli procurasse l’uscita di scena a teatro (del centrodestra) ancora affollato e persino plaudente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *