RISPOSTA AI DEMONIZZATORI DI PUTIN: LA RUSSIA NON È WESTMINSTER!

di Giovanni Masotti

Libero, 3 Luglio 2019

Come pretendere che lo “zar” faccia le riverenze alle democrazie liberali occidentali, che lavorano per ridimensionare Mosca e ridurla a potenza regionale? Vladimir interpreta la rabbia del suo popolo per le sanzioni e rilancia il suo modello di Stato

Quando si critica Putin su questo o quel punto controverso della sua azione, “nulla quaestio”. Ci si accomodi pure a valutare e a soppesare… Chi ha mai detto che il muscoloso e muscolare “zar” è l’ incarnazione della perfezione e della purezza? Ma, signori belli, quando si fa di ogni erba un fascio e lo si descrive ad arte come il “demone” che minaccia la stabilità (che non c’è) del pianeta, allora le cose sono due: o si è in malafede, perché si deve ad ogni costo scovare il capro espiatorio che distragga dalle carenze, gli errori e le cadute di quei governanti europei (Merkel, Macron, persino Sanchez), additati come modello da cui non discostarsi; oppure si è semplicemente ignoranti di una larga fetta di mondo e si resta malinconicamente incatenati all’ ottica del “noi”, incapaci di cimentarsi con quella del “loro”, pigri e nemmeno sfiorati dalla sana curiosità di conoscere.

Allora, consentitemi, dirò la mia. Rovesciando il punto di vista di chi guarda da lontano e coglie ciò che gli fa comodo. Mettendomi – visto che a Mosca e dintorni ci sono stato parecchio – nella testa e negli umori di uomini e donne figli di un paese sterminato e complesso, dove convivono 119 etnie, mezzo europeo e mezzo asiatico, che è passato in poco più di settant’ anni dai fasti classisti dell’ Impero al grigiore e ai crimini del realismo socialista del Soviet fino alla disordinata ubriacatura liberista (vento democratico ma sregolato) dell’ “eltsinismo”, trionfo della guerra tra bande contrapposte di oligarchi. Ebbene, “zio Vova” ha riconsegnato dignità e speranza ad un popolo smarrito e annaspante. Ha rigenerato il sentimento nazionale e riscoperto e galvanizzato il senso di appartenenza ad un’ unica casa, ha unificato la storia spezzettata e tormentata di una Russia che aveva perso orgoglio e coesione. Non è un santo, Putin. Non è esente da ombre e connivenze limacciose. Non è una mammoletta che scansi a priori il contagio di plutocrati e affaristi. Ma i russi, tuttora una larghissima percentuale, gli sono profondamente grati e non immaginano – ad oggi – un altro leader se non lui. C’è un’ opposizione, certamente, che governa anche importanti aree e città del paese. E ci sono manifestazioni e (troppi) arresti. Ma il fatto che affiorino questi fenomeni dimostra che esiste una democrazia, imperfetta e con venature autoritarie, ma esiste. Capace di recitare il “mea culpa” e di rimettere in libertà il giornalista investigativo scomodo Ivan Golunov, incastrato in una trappola da poliziotti che poi l’ hanno pagata a caro prezzo.

Ma non colgo lo scandalo, e non comprendo gli anatemi, se il capo del Cremlino (che sciocchezza ripetere l’ accusatorio mantra che proviene dal Kgb..) osa affermare che la democrazia liberale di stampo occidentale è “obsoleta”, annegata nel mare di un multiculturalismo “insensato”, rigettato dalla maggioranza dei popoli. Ma perché continuiamo a pretendere che abbiamo ragione solo noi e che il giusto alberga da una sola parte? Perché insistiamo a credere che la nostra declinazione della democrazia debba essere la migliore e non possa dunque che essere esportata tale e quale in realtà completamente diverse e scandite da eventi che hanno provocato traumi e rivolgimenti superiori ai nostri? E’ vero. La Duma non è l’ House of Commons. E il Cremlino non è Westminster. Eppure, come “Vova”, la pensano ormai in molti in Europa. Ci sarà una ragione se il sovranismo ha attecchito? O gli elettori di Salvini, della Le Pen e del “brexiteer” Farage sono tutti pazzi o criminali?

La verità è che Putin, nella “famigerata” intervista al Financial Times, ha dato voce al sentire dei russi. Che, da anni, si sentono respinti e relegati ai margini dall’ Occidente e dall’ Europa, che vorrebbero ridimensionare la loro nazione e ridurla a potenza regionale, imbrigliarla e impaurirla con le sanzioni, che stanno producendo seri danni alla forte ma squilibrata economia di Mosca. Una misura iniqua, secondo loro, punire il sostegno portato ai connazionali perseguitati da Kiev nell’ Ucraina dell’ est e ai crimeani che hanno scelto di rientrare nell’ alveo della madrepatria dopo essere stati “venduti” da Kruscev. E, dunque, perché crocifiggere Vladimir se ripaga l’ Europa con la stessa moneta? Tranquilli… Non vuole abrogare la democrazia. Ma non accetta che gli venga insegnata e imposta nei modi utili a chi sogna una Russia piccola piccola.

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