Schiaffo a Mattarella e Conte. L’Europa ci ha già incastrato

di Antonio Grizzuti

La Verità, 11 Settembre 2019

L’ex premier del Pd

Povero Paolo Gentiloni. Nemmeno il tempo di gioire per la nomina a commissario europeo per l’Economia che scopre di essere già commissariato. Per tutto il tempo della sua avventura a Bruxelles, infatti, l’ex premier dovrà muoversi sotto la supervisione del vice-presidente esecutivo Valdis Dombrovskis. “Dovranno collaborare moltissimo”, ha specificato a margine dell’evento di presentazione della nuova squadra la presidente Ursula Von der Leyen, facendo intendere che il guinzaglio al quale sarà legato Gentiloni minaccia di essere molto corto.

Solo lunedì, nel discorso tenuto alla Camera, il premier Giuseppe Conte si era preoccupato di specificare che “è dentro il perimetro dell’Unione europea e non fuori da esso che si deve operare alla ricerca del benessere degli italiani”. Ebbene, ieri la Von der Leyen ha tracciato con precisione i confini del recinto entro il quale il nuovo esecutivo sta confinando l’Italia. La lettera di incarico parla chiaro: “Ti occuperai di far rispettare il Patto di stabilità”. E subito la mente corre agli annunci dei giorni scorsi da parte di Conte e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Parlando lunedì a Montecitorio, il presidente del Consiglio aveva espresso la necessità di “migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, per semplificarne le regole, evitare effetti pro-ciclici, e sostenere gli investimenti”. Nel corso del fine settimana appena trascorso, invece, il capo dello Stato nel messaggio inviato al Forum Ambrosetti di Cernobbio auspicava un “riesame delle regole del Patto”, al fine di “contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca”. Tra le consegne affidate a Gentiloni non si fa menzione degli annunci sbandierati da Palazzo Chigi e dal Colle, sintomo che la revisione delle norme non figura nemmeno lontanamente nell’agenda della Commissione. Se qualcuno avesse dubbi al riguardo, ci pensa Ursula Von der Leyen in persona a dissipare ogni incertezza: “Intorno al Patto di stabilità c’è oggi un ampio consenso, le regole sono chiare, i limiti sono chiari, la flessibilità è chiara”. Chissà se oggi Conte parlerà anche di questo nella sua visita a Bruxelles, durante la quale incontrerà la stessa Von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente dell’Europarlamento David Sassoli. Previsto invece nei prossimi giorni (il 18 settembre) un incontro con Emmanuel Macron.

Sulla gestione dei nostri conti pubblici prevale intanto, in piena continuità con la precedente Commissione, la logica dei “pizzini”: “L’ultima parola non spetta a Gentiloni, tutte le decisioni saranno prese dal Collegio e le spiegheremo insieme”. Ancora più chiaro il messaggio rivolto al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “Conosce perfettamente il Patto di stabilità e sa esattamente quali sono le regole che abbiamo stabilito in Europa. Gualtieri sa cosa ci aspettiamo nella prossima legge di stabilità”. A fare da contraltare ai paletti imposti al commissario italiano, i poteri pressochè illimitati attribuiti a Valdis Dombrovskis: l’ex premier lettone tiene l’importantissima delega alla Stabilità finanziaria, ai servizi finanziari e al mercato unico attribuitagli nel 2016 da Jean-Claude Juncker. Nel prossimo quinquennio si occuperà, tra l’altro, del rafforzamento dell’euro, del completamento dell’unione bancaria, delle criptovalute. L’azione di Gentiloni sarà arginata anche dalla presenza del commissario al Bilancio, carica affidata all’austriaco Johannes Hahn. Tra i compiti di quest’ultimo, supportare il presidente nella chiusura degli importantissimi negoziati del bilancio settennale 2021 – 2027. Hahn è compagno di partito dell’ex premier Sebastian Kurz, che proprio l’altro giorno ha criticato duramente la proposta di Sergio Mattarella di modificare le regole di bilancio.

La strada per Gentiloni, dunque, si fa tutta in salita sin dall’inizio. Si mostra fortemente contrariato il Ppe che, per bocca del portavoce in commissione Affari economici e monetari Markus Feber, fa notare come “nel corso del suo mandato Paolo Gentiloni non sia riuscito a tirar fuori l’Italia dalla depressione”, precedente che “non rende fiduciosi sul fatto che farà meglio in qualità di commissario all’Economia”. Anche in questo caso , l’attacco alle velleità di Conte e Mattarella è feroce: “Sotto Juncker il Patto di stabilità ha perso credibilità, ora Gentiloni deve dimostrare tutta la sua determinazione quando si tratta di far rispettare le regole fiscali”. L’avvertimento non è da sottovalutare, anche perchè la parola ora passa alle commissioni competenti. La bocciatura è una possibilità remota, ma reale: ne sa qualcosa Rocco Buttiglione, la cui nomina fu respinta nel 2004 a causa delle contestate dichiarazioni sugli omosessuali. Uno scenario da incubo sia per il Colle che per Palazzo Chigi.

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