Intervista a Gaetano Quagliariello: necessario tradurre in proposta di governo il vento di centrodestra che spira nel Paese

di Tina sr. Raucci

Con l’intervista al Senatore Gaetano Quagliariello continua il nostro impegno volto ad analizzare problematiche e prospettive future del centrodestra, dalle alleanze alla manovra di bilancio, dall’università alle infrastrutture… 

La manifestazione di piazza San Giovanni a Roma può lasciarci intravedere un concreto progetto di rinascita del centrodestra? Riconosce Salvini leader di questa coalizione?

“Parto dalla seconda domanda: Salvini ha conquistato sul campo la guida della coalizione e ho l’impressione che dopo le vicissitudini degli ultimi mesi, con la fine del governo gialloverde e tutto ciò che ne è conseguito, abbia anche acquisito la consapevolezza di doverla esercitare. Quanto alla rinascita del centrodestra, non si può far finta di non vedere la crisi grande come una casa che attanaglia l’area liberal-conservatrice, quella un tempo occupata dalla Forza Italia delle origini e poi, soprattutto, dal Popolo della Libertà. Il vento di centrodestra che spira nel Paese è sotto gli occhi di tutti ma, perché si traduca in proposta di governo, è necessaria e urgente la rifondazione di quel segmento oggi in cerca d’autore. Con ‘Idea’ lo diciamo da almeno quattro anni, e lungo questo cammino abbiamo incontrato amici come l’indimenticato Altero Matteoli. Oggi, con la crisi conclamata di FI, siamo all’ultima chiamata per costruire qualcosa di nuovo che non disperda, o peggio lasci al centro del centrosinistra, un’area altamente strategica. Ci stiamo lavorando”.

Un tema che in questi giorni continua ad animare il dibattito politico. Berlusconi l’ha definita “finanziaria delle tasse e delle manette”, Conte “manovra forte che guarda al futuro”. Lei come la definisce? Che prospettive di crescita e di sviluppo può fornirci?

“A me sembra una manovra da marziani. La nascita di questo governo aveva provocato in noi avversari qualche preoccupazione. Ci eravamo detti: questi hanno l’Europa che li aiuta, oltre a sterilizzare le clausole sull’Iva possono fare una finanziaria di alleggerimento fiscale e rilancio, possono tenere una linea di rigore sull’immigrazione senza avere ogni giorno un girotondo intorno al Viminale, insomma se sapranno giocarsela bene per noi saranno dolori… E invece a quanto pare saranno dolori per il Paese! Da settimane non sentiamo parlare di altro che di tasse, intere categorie di professionisti vengono considerati evasori a prescindere, il governo vuole decidere anche il tasso etico degli alimenti che ingeriamo, e il livello di fantasia perversa si è spinto fino alla lotteria degli scontrini. Intanto intere aree del Paese sprofondano e il reddito di cittadinanza, come certificato dallo Svimez, continua a drenare miliardi senza alcun risultato. Politicamente per noi un gran regalo, ma da italiani c’è davvero poco di cui rallegrarsi…”.

Cosa pensa – da accademico oltre che da politico – della proposta del Min. Fioramonti per il rilancio del sistema universitario che prevede un nuovo sistema di reclutamento e maggiore trasparenza… I soli interventi burocratici possono far trascurare la valorizzazione del capitale umano all’interno dei nostri atenei incentivando così la fuga di cervelli?

“Vede, la mia carriera accademica si è svolta sotto differenti modelli concorsuali, addirittura tra loro antitetici. Ogni volta venivano pubblicizzati come la panacea. Dopo pochi anni se ne vedevano tutti i limiti. L’unico modo per sviluppare la meritocrazia all’interno degli atenei, e assicurare così che i migliori quantomeno non siano danneggiati, è creare un sistema concorrenziale per cui le differenti università abbiano un interesse tangibile ad avere professori bravi e paghino fio qualora questo non accada. Scordiamoci la giustizia assoluta, ma in questo modo almeno si potrebbe avere un po’ più di equità”.

Parliamo di infrastrutture, argomento caro al Sen. Matteoli. E’ stato costituito presso il Min. Infrastrutture e Trasporti un archivio informatico nazionale delle opere pubbliche per censire e monitorare in tempo reale le opere pubbliche. Se è vero che l’informazione – soprattutto al tempo delle fake news – e‘ precondizione di una corretta gestione, non è anche vero che la trasparenza in salsa populista può causare inerzia amministrativa che evita di ripensare alla norma sugli appalti e le autorizzazioni?

“Se utilizzata per le finalità proprie, la trasparenza è cosa buona e giusta. Il problema è quando la trasparenza, ‘in salsa populista’ per riprendere la sua espressione, diventa la foglia di fico per la politica per evitare di assumersi le proprie responsabilità. Un tempo i politici erano leader, nel senso che una volta investiti del consenso guidavano le decisioni e sapevano spiegarle ai cittadini con autorevolezza e forza di persuasione. Oggi vi sono invece troppi politici follower: piuttosto che compiere scelte pensano di poter risolvere i problemi con un flusso di dati bulimico. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il tema delle opere pubbliche – pensiamo ad esempio alle ricostruzioni post sismiche – sa quanto danno abbia causato la riforma del codice degli appalti. Non ha agevolato di un’unghia la lotta alla corruzione, ha reso la vita impossibile ai tanti imprenditori perbene e ha bloccato in un mare di pastoie la realizzazione di opere importantissime. Per non parlare del sistema farraginoso e inefficace delle autorizzazioni. Bene la trasparenza, ma vorrei che una classe politica degna di questo nome si assumesse la responsabilità di affrontare alla radice il problema che paralizza le opere nel nostro Paese, sfidando i demagoghi di turno. Ma si sa, mettere un archivio online è più facile…”.

Per quanto riguarda, invece, le riforme istituzionali, è sua l’iniziativa del ddl costituzionale sul taglio dei parlamentari approvato in via definitiva alla Camera la scorsa settimana… e’ un primo passo contro la crisi della democrazia rappresentativa o rischia di ridursi, per ciò che è divenuto, a deriva demagogica de non seguiranno precise ”norme di funzionamento”? 

“Il taglio dei parlamentari può essere l’inizio della realizzazione di un sistema più efficiente o il culmine dell’attacco alla democrazia rappresentativa. Nelle mie intenzioni ovviamente vi era la prima strada, che implica un adeguamento dei regolamenti parlamentari e anche alcuni correttivi sul sistema bicamerale che rendano il Parlamento più funzionale di quanto oggi obiettivamente non sia. Se invece si concepisce questo intervento in chiave anti-parlamentare, e soprattutto si persevera con una riforma del referendum propositivo che per com’è scritta renderebbe le Camere degli enti inutili e l’attività legislativa ordinaria praticamente impossibile, avrà prevalso l’idea roussoviana di una democrazia diretta illusoria e potenzialmente devastante. Da promotore del taglio dei parlamentari non ho timore a battermi convintamente per la salvaguardia di una democrazia liberale e funzionante”.

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