Giovanni Orsina: “Voto a destra, richiesta di aiuto. L’hanno perfettamente capita sia Salvini che Johnson”

di Alessandra Ricciardi

Italia Oggi, 18 Dicembre 2019

Il vento della storia soffia a destra. «Un cittadino che è stato lasciato solo in balia della globalizzazione vota un Salvini o un Johnson che dimostrano di capire le sue paure e non chi gli dice che è solo un razzista». Giovanni Orsina, politologo, direttore della School of government della Luiss-Guido Carli di Roma, smonta così la tesi del sovranismo sporco e cattivo, in Italia come in Uk. Il movimento di protesta delle sardine? «Fa parte della tradizione italiana, l’elettore progressista è più ideologizzato e propenso a mobilitarsi. Ma riempie le piazze, mentre la destra le urne». Sulla ripresa di dialogo tra Matteo Renzi e Matteo Salvini, il retroscena è questo: «Renzi pensava di avere sondaggi più alti. Ma ha capito ormai che Italia Viva non crescerà più del 5-6%. A questo punto gli conviene staccare la spina al governo Conte 2 per evitare di finirne inghiottito, capitalizzare e puntare a diventare il leader del centrosinistra contro Salvini».

Domanda. Le sardine riempiono le piazze e spiazzano i partiti. Fenomeno massmediatico o politico?

Risposta. La mobilitazione di piazza a sinistra fa parte della tradizione politica italiana. L’elettore progressista tende a mobilitarsi più facilmente, è più politicizzato, mentre l’elettore di destra è meno motivato, e tendenzialmente anche più astensionista. Ma proprio per questo, mentre la piazza semivuota di destra corrisponde a milioni di elettori, quella strapiena di sinistra rappresenta centinaia di migliaia di elettori. Così finisce spesso che la sinistra riempia le piazze, la destra le urne.

D. Le sardine sono l’ennesimo movimento di un elettorato che non si sente rappresentato. Eppure a sinistra l’offerta partitica è assai ricca, da Leu al Pd a parte del M5s. Che succede?

R. A fronte di una maggioranza di elettori che si riconoscono nei valori di sinistra, i partiti di area non sono percepiti come sufficientemente rappresentativi di quei valori. Troppo compromessi con il potere, non sanno dare risposte, sembrano incapaci di reagire. È la crisi della sinistra non solo italiana.

D. Le sardine sono percepite come movimento di opposizione. Ma il governo è di centrosinistra, loro fanno opposizione alla destra di Lega e Fdi che pure sono opposizione parlamentare.

R. È il paradosso della mobilitazione delle sardine, la gente scende in piazza contro l’opposizione. Ma questo succede perché c’è una sensazione definita che il centro del potere politico sia Salvini. Il governo Conte 2 nasce contro di lui, e così la mobilitazione delle piazze. Una piazza preventiva contro il vento della storia che soffia a favore della destra.

D. Salvini si dice pronto a un governo di salute pubblica. Renzi vota la fiducia al governo Conte 2, ma avanza più di una perplessità e apre a Salvini. Cosa c’è dietro questa ripresa di dialogo?

R. Da un lato c’è Salvini che deve cercare di recuperare l’iniziativa politica. L’opposizione è in stallo perché il governo è sì fragile e traballa, ma non cade. Il leader della Lega deve rafforzare la sua posizione e indebolire la maggioranza facendone esplodere le contraddizioni. Dall’altro lato c’è Renzi che ha bisogno di smuovere le acque, il suo progetto politico si è arenato, sperava di sfondare con Italia Viva e non è così.

D. Renzi è stato il principale artefice del Conte 2.

R. Renzi ha fatto nascere il governo e ha evitato il voto anticipato perché contava di prendere tempo per il suo nuovo partito così da poter crescere e poi, al momento giusto, staccare la spina. Ora si trova con una prospettiva strategica incerta, non supera il 5-6% nei sondaggi, e in più è vincolato a un governo molto scadente.

D. I sondaggisti non danno grandi chance a Italia Viva. Non ne ha il centro o Renzi?

R. Diciamo entrambe le cose. Un centro che più di tanto non tira. E il fattore Renzi, che è uomo capace di suscitare sentimenti forti, anche di antipatia.

D. E qual è il vantaggio per Renzi di andare al voto prima?

R. Lui ha una capacità di iniziativa politica che prescinde dal consenso basso verso il suo partito e che né Nicola Zingaretti né Luigi Di Maio hanno. Andare al voto prima gli consentirebbe di non far scattare il taglio dei parlamentari, di andare a elezioni con l’attuale legge elettorale con una soglia di sbarramento al 3%, di capitalizzare il 5% dei consensi potenziali che ha e così di giocarsi la leadership del centrosinistra. Diventando il leader da contrapporre all’eventuale futuro governo a trazione Salvini.

D. E gli altri, Pd e M5s, si fanno scavalcare da chi ha un 5%?

R. Il Pd è partito di potere che fuori dal potere fa fatica. M5s è sull’orlo dell’esplosione. Renzi ha maggiore capacità politica degli altri, ha fatto nascere un governo contro Salvini e può decidere di farlo cadere. Non è detto che succeda, ma i due Matteo si stanno annusando per capire se ci sono margini perché l’operazione riesca. La decisione sarà comunque assunta in base alle opportunità del momento. Si naviga molto a vista.

D. Il Conte 2 è nato con l’obiettivo di non far eleggere al centrodestra il prossimo capo dello stato. Non è più valido?

R. L’obiettivo è lo stesso, ma si diverge sul come arrivarci, ciascuno ci vuole arrivare più forte dell’altro, e con questo gioco ci si indebolisce a vicenda. Quando è nato il Conte 2 del resto era poco prevedibile che Renzi facesse subito la scissione dal Pd e non era prevedibile che il Movimento 5stelle fosse così dilaniato.

D. In Gran Bretagna gli inglesi hanno fatto vincere i conservatori, con un consenso che non c’era dai tempi della Thatcher. Che è successo?

R. Il vento della storia soffia a destra anche lì. E ha sbagliato chi pensava che il voto dato nel 2016 a favore della Brexit fosse un voto di pancia, emotivo. Dicevano che con il tempo il buonsenso avrebbe prevalso. Non era così: la Brexit aveva e ha radici profonde. C’è un problema di sovranità che gli inglesi e non solo vivono in modo pressante.

D. Il motto di Boris Johnson è stato Civis romanus sum.

R. Il problema dell’assenza di protezione, della carenza di sovranità popolare e nazionale è un problema reale. I cittadini chiedono che il loro voto conti, vogliono che la democrazia non sia una fregatura, che chi viene eletto sia in grado di rappresentarli e proteggerli.

D. E questo spiega il successo di Johnson e di Salvini?

R. Il cittadino medio, a torto o ragione, si sente lasciato solo in balia della globalizzazione, e vota un Johnson o un Salvini perché dimostrano di aver capito la richiesta di protezione, perché provano a dare risposte, prospettano una soluzione, giusta o sbagliata, possibile o anche impossibile; il cittadino medio non vota invece chi di fronte alle sue paure gli dice che è solo un razzista. Da un lato chi ti ascolta e prova a rispondere, dall’altro chi dice goditi la globalizzazione, non c’è alternativa. Messa così, la destra non può che vincere.

 

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