Lettera del direttore della campagna SOS Ragazzi, Federico Catani, in merito all’inchiesta “Angeli e demoni”

di Federico Catani

Sos Ragazzi, 8 Luglio 2019

“Angeli e Demoni”: non poteva chiamarsi diversamente l’inchiesta coordinata dalla procura di Reggio Emilia che sta indagando in Val d’Enza su uno scandalo agghiacciante riguardante gli affidi.

Secondo quanto scritto nell’ordinanza del tribunale, i responsabili dei servizi sociali locali – con la collusione delle istituzioni a guida Partito Democratico – avrebbero falsificato relazioni e documenti per riuscire a strappare i bambini alle proprie famiglie e darli in affido ad amici e conoscenti. Tutto dietro un lauto compenso.

Un mercimonio ributtante, scandaloso, intollerabile.

Ed obbrobrioso, indegno e raccapricciante è anche il silenzio dei media, che sembrano voler occultare l’accaduto.

Perché? È presto detto: dietro questa vergogna non si nascondono solo questioni economiche, ma vi sarebbero soprattutto ragioni ideologiche: omosessualità, teoria gender, lobby LGBT.

Per questo dobbiamo rompere il muro di silenzio. E la prima cosa da fare è informarsi e informare gli altri.

Ti invito quindi a condividere con più persone possibile questa mail affinché tutti abbiano la consapevolezza delle aberrazioni compiute da chi a parole si dice “tollerante” e “inclusivo”.

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Ma sintetizziamo la lunga e complessa vicenda e andiamo con ordine.

Come scrive Il Giornale.it,

“Tutto è iniziato nell’estate del 2018. Quando il pm di Reggio Emilia Valentina Salvi, insospettita dalle troppe denunce fatte dai servizi sociali contro genitori accusati di essere violenti, ha deciso di far partire le indagini, che hanno coinvolto medici, psicologi, assistenti sociali e politici. […] Dall’inchiesta della procura sono emerse finte relazioni, falsi documenti e pressioni psicologiche utilizzate dai servizi sociali per riuscire a plagiare i minori. Dichiarazioni (finte) scritte nero su bianco che servivano a screditare i genitori naturali e strappare loro i figli. Una volta ‘plasmati’ i bambini avrebbero dovuto denunciare i genitori, ma solo dopo aver raccontato violenze mai subite”.

E sai quali erano i metodi utilizzati da questa fitta rete di corruzione e abusi?

-A volte il lavaggio del cervello avveniva attraverso l’uso di impulsi elettrici: una vera e propria tortura, chiamata “macchinetta dei ricordi”, che avrebbe aiutato i bambini a confessare fatti mai accaduti.

-Oltre a ciò, gli psicologi collusi spesso cambiavano i disegni dei bambini, aggiungendo spesso particolari con chiara connotazione sessuale, in modo che emergesse il disagio nascosto dei piccoli.

-Oppure si mascheravano da personaggi delle fiabe per rappresentare i loro genitori mente facevano del male ai loro figli.

Davvero terribile. Non ci sono parole per descrivere tale orrore.

Ma cosa c’entra l’omosessualità?

Ebbene, secondo le indagini della magistratura, un personaggio cardine di questa storia è Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza e ora finita agli arresti domiciliari.

Scrive Il Resto del Carlino:

“La Anghinolfi, omosessuale dichiarata, ha avuto una relazione – provata dagli inquirenti – con Fadia Bassmaji, anch’essa indagata, alla quale è stata data in affido la piccola Francesca (nome di fantasia) assieme alla compagna Daniela Bedogni (anche lei nel registro della pm Valentina Salvi). Queste ultime due – si legge nell’ordinanza – avrebbero ‘imposto un orientamento sessuale’ alla minore vietando tassativamente alla piccola di lasciarsi i capelli sciolti, perché ritenuto dalle due ‘matrigne’ atteggiamento di vanità e di richiamo appetibile per i maschietti a scuola. Il gip definisce questo episodio in modo molto forte come un ‘comportamento ideologicamente e ossessivamente orientato’. Procura e inquirenti stanno infatti scavando nel mondo Lgbt”.

Le due donne, peraltro, sono attive militanti LGBT e difendono strenuamente le cosiddette Famiglie Arcobaleno.

Ecco perché è importante condividere questa notizia e diffonderla il più possibile.

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Ma non finisce qui.

I bambini allontanati ingiustamente dai genitori venivano poi sottoposti a cicli di cure a pagamento affidate alla onlus piemontese Hansel e Gretel, il cui fondatore, Claudio Foti, è finito ai domiciliari.

Per capire chi è il soggetto in questione, basti rileggere un’intervista da lui rilasciata alla Stampa l’anno scorso. Foti si lamentava del fatto che non si riuscissero a diffondere nelle scuole programmi di educazione sessuale come quelli proposti dalla sua organizzazione per colpa… dei cattolici!

L’educazione sessuale a scuola, diceva, “rimane lontana dall’agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza. (…) la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender”.

Spauracchio?

Eppure ecco cosa è successo a un padre, secondo quanto riportato da Il Giornale.it.

“Il 15 giugno del 2018 Michele [nome di fantasia] viene convocato dagli assistenti sociali. Incontra Federica Anghinolfi e Beatrice Benati (oggi agli arresti domiciliari) che gli comunicano che non potrà più vedere i suoi figli se non ‘in forma protetta una volta ogni 21 giorni’. La motivazione? ‘Lei è omofobo!’, gli spiega la Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali, e attivista Lgbt. ‘Io ero sconvolto, non volevo crederci – spiega Michele- Chiesi spiegazioni e mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere’.

Adesso, dopo un anno, Michele pensa solo ai suoi figli, soprattutto al più piccolo. A causa delle pressioni psicologiche e dei traumi subiti durante il percorso di allontanamento dal padre ora il bambino soffre di problemi psichici. ‘Sta soffrendo molto, questa situazione lo sta distruggendo e io ho le mani legate. Ha degli atteggiamenti preoccupanti, me lo hanno detto anche le insegnanti di scuola – sospira Michele, che fa fatica a parlare e ha la voce rotta dal dispiacere – Dice spesso che non sa che farsene della sua vita, che vuole morire’”.

Ebbene i figli sono stati affidati a una coppia omosessuale e raccontano che hanno solo giochi da femmina. Non c’entra nulla qui l’ideologia gender?

Inutile girarci attorno: siamo di fronte ad una vera e propria violenza sui minori.

Per questo ti invito a condividere questa notizia con i tuoi amici e conoscenti: questi crimini non possono restare sconosciuti e impuniti!

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Lo scandalo è davvero enorme, e il ruolo dell’ideologia LGBT contro la famiglia naturale e l’importanza del papà e della mamma per la crescita dei bambini è centrale.

Ma al momento resta il silenzio e la minimizzazione colpevole dei media.

Stiamo parlando di esponenti di partito accusati di aver messo in piedi un sistema per strappare i figli dai loro genitori e, soprattutto, di attivisti Lgbt che imponevano gli affidi (rigorosamente a coppie omosessuali) non solo per interessi economici, ma anche per furore ideologico, accusando in alcuni i casi i padri di essere “omofobi”.

Se fosse successo a parti invertite, ad esempio con la Lega coinvolta e con qualche funzionario comunale che perseguitava le sedicenti “famiglie arcobaleno”, cosa sarebbe accaduto?

Ad ogni modo noi non ci fermiamo: mi unisco all’appello di FattiSentire.org e ti chiedo di aiutarmi a continuare a fare pressione, scrivere ai quotidiani, sensibilizzare gli uomini dei partiti, usare ogni mezzo di comunicazione e social affinché si continui a scavare e parlare di quanto sta accadendo, così da rompere il muro del silenzio dei mass-media di regime.

Un caro saluto,

Federico Catani
Direttore della campagna SOS Ragazzi

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