Il settore agroalimentare in Italia si compone di più di un milione di imprese che danno lavoro a 3,5 milioni di persone. Anche nei periodi di massimo rischio sanitario le imprese agricole non hanno interrotto l’attività, garantendo la sicurezza dei lavoratori nell’intera filiera e dei consumatori. Nel 2020 la tenuta del settore ha contribuito a mitigare la recessione e nel 2021 è stata tra le forze trainanti la ripresa.
Anche nell’anno più difficile, il 2020, l’agricoltura italiana ha rafforzato la sua capacità competitiva basata sulla qualità. Il settore agroalimentare italiano è secondo in Europa per valore della produzione ma primo per valore aggiunto e ha incrementato la sua leadership nei prodotti certificati.
Il 2020 è stato l’anno della pandemia che ha colpito anche il settore primario e l’intero sistema agroalimentare, sebbene in misura più lieve rispetto agli altri settori produttivi, con ripercussioni sulla produzione, sull’occupazione, sulla distribuzione e sulle modalità di consumo. Tuttavia, secondo gli ultimi dati ISTAT (2023) nonostante la performance non positiva, e anche a causa delle ripercussioni della pandemia sulle altre branche del sistema complessivo, il peso del settore primario sull’economia nazionale si è consolidato, attestandosi sul 2,2% del PIL. Anche l’industria alimentare ha mantenuto inalterato il suo peso (2,2% del PIL), confermando complessivamente la posizione strategica dell’agroalimentare nel quadro economico nazionale. Se lo sguardo si allarga al valore del sistema agroalimentare esteso, dai campi alla tavola, comprendendo pertanto anche le componenti dell’intermediazione commerciale, della distribuzione al dettaglio fino alla ristorazione, si può vedere come il peso diventi ben più rilevante, portandosi ben al 17,5% sull’intera economia, con un fatturato di circa 520 miliardi di euro (dati ISTAT 2023). Il peso fondamentale dell’agroalimentare è confermato anche all’interno dei risultati della bioeconomia, di cui l’Italia, insieme a Germania e Francia, detiene una posizione di leadership a livello europeo in termini di numero di impianti e di fatturato. Il settore agroalimentare ha mostrato una maggiore tenuta rispetto ad altri settori anche negli scambi internazionali. La superiorità delle esportazioni agroalimentari sulle importazioni - Nel 2023, le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto i 63,1 miliardi di euro, mentre le importazioni sono state di 64,7 miliardi di euro. Questo ha portato la bilancia agroalimentare a un disavanzo di 1,64 miliardi di euro. Le esportazioni “made in Italy” hanno visto una crescita dell’8%, superando la crescita complessiva dell’agroalimentare.
Tuttavia, secondo i dati più recenti del 2023, l’agricoltura italiana continua a essere caratterizzata da una prevalenza di piccole aziende. Ci sono circa 260 mila aziende che superano i 10 ettari e un numero simile di aziende che assumono manodopera. Tuttavia, la maggior parte delle aziende agricole rimane di piccole dimensioni, spesso orticelli, che non riescono a garantire la sovranità alimentare in alcuni settori. Quindi il problema fondamentale è che il sistema agroalimentare regge grazie alle importazioni, quello agricolo (le 260 mila aziende) muore per colpa di scelte scellerate della politica.
La enorme capacità di resilienza degli agricoltori, che negli ultimi decenni si son trovati ad affrontare sfide sempre più importanti tra cui gli effetti degli eventi estremi dovuti al cambiamento climatico, ad esempio la siccità o le inondazioni, il diffondersi sempre più veloce di attacchi parassitari, l’aumento dei costi delle materie prime (energia, fertilizzanti), la competitività e la difesa dell’identità dei prodotti “made in Italy” sul mercato globale ha garantito i risultati descritti. Va inoltre ricordata l’importanza del settore agricolo e il ruolo fondamentale del settore primario nel conservare e ripristinare la qualità del paesaggio e garantire la qualità di risorse naturali fondamentali, come il suolo, l’acqua e la biodiversità.
Il settore agricolo in Italia ha bisogno di un supporto piu strutturato che ne garantisca la stabilità e la sostenibilità nel lungo periodo. Il PNRR ha giocato un ruolo fondamentale nel raggiungimento di questi obiettivi, ma non è sufficiente e pertanto deve essere affiancato da una strategia nazionale per contrastare e superare tutte le attuali problematiche che mettono in pericolo la stabilità e la qualità del settore. Questa strategia agricola Nazionale deve basarsi su quattro pilastri:
Difesa del made in Italy nei mercati nazionali ed internazionali;
Sviluppo sostenibile dell’intero Sistema agricolo (legame con transizione ecologica);
Favorire l’innovazione e la digitalizzazione in tutta la filiera Agricola;
Misure di sostegno fiscale volte a sostenere l’adattamento e la resilienza del sistema agricoli per affrontare le sfide globali e come riconoscimento del ruolo di custode del territorio nazionale.
Difesa del Made in Italy
Come abbiamo visto anche nei momenti più critici della pandemia il made in Italy ha trainato l’intera filiera. L’Italia e`un paese basato sull’eccellenza agricola. I nostri prodotti vengono apprezzati perché sani e buoni. Il gusto italiano è riconosciuto in tutto il mondo ed è tra le attrattive turistiche del nostro Paese. Secondo i dati Istat, nel 2023, il “made in Italy” ha continuato a rappresentare una parte significativa dell’export agroalimentare italiano, mantenendo una quota del 74,3%. Le esportazioni agroalimentari complessive sono cresciute del 5,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 64 miliardi di euro.
Difendere il made in Italy è una priorità essenziale. Come farlo?
Innanzitutto facendo in modo che il marchio Made in Italy non possa essere contraffatto. I sistemi di etichettatura europei, “Nutri-Score”, che penalizzano il Made in Italy agroalimentare vanno contrastati perché non garantiscono un’adeguata trasparenza delle informazioni alimentari presso i consumatori.
Il governo italiano ha intrapreso diverse azioni contro il sistema di etichettatura Nutri-Score, sostenendo che penalizza i prodotti tradizionali italiani. A parte le lobbying a livello europeo e le campagne di sensibilizzazione per l’opinione pubblica sugli svantaggi del Nutri-Score per i prodotti italiani, sembra che la proposta alternativa dell’Italia di un sistema di etichettatura alternativo chiamato NutrInform Battery, che fornisce informazioni nutrizionali in un formato diverso, ritenuto meno penalizzante per i prodotti italiani, abbia raggiunto risultati positivi:
Queste azioni riflettono l’impegno del governo italiano nel proteggere i prodotti agroalimentari nazionali e nel cercare soluzioni che ritengono più adeguate per il mercato italiano.
Tuttavia si puo fare di piu. Per esempio, l’Italia non puo trasformarsi in una piattaforma di trasformazione, a discapito delle produzioni di eccellenza. Tutto ciò che è fatto in italia è buono, è eccellente, ma da dove vengono le materie prime? Bisogna incentivare la produzione di prodotti fatti con ingredienti italiani.
Inoltre, è importante costituire un sistema di controllo efficace delle importazioni, per impedire che prodotti importati vengano immessi sui mercati italiani come prodotti italiani, determinando una concorrenza sleale che pone fuori mercato le nostre produzioni. Così come avviene oggi, i consumatori pagano prezzi comunque alti per alimenti prodotti all’estero solo apparentemente simili ai nostri, nella forma forse, ma non in termini di qualità, proprietà nutrizionali e garanzie di sicurezza sanitaria.
Dal 2022, il governo italiano ha adottato diverse misure per proteggere e promuovere il Made in Italy in agricoltura.
Nel tentativo di stimolare la crescita economica dell’Italia e preservare il suo ricco patrimonio culturale, il governo ha introdotto la Legge Quadro sul Made in Italy. Questa legislazione mira a promuovere i settori di eccellenza del paese, garantendo che l’artigianato e gli standard produttivi rinomati dell’Italia siano mantenuti e celebrati.
Per sostenere questa iniziativa, è stato istituito un Fondo Sovrano, noto come Fondo Nazionale del Made in Italy. Con una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro, questo fondo è dedicato a investire nei settori strategici, assicurando che le industrie chiave dell’Italia ricevano il necessario supporto finanziario per prosperare.
Riconoscendo l’importanza della conservazione ambientale, sono state implementate misure specifiche per proteggere la biodiversità. Questi sforzi includono la promozione dei distretti noti per i loro prodotti tipici, salvaguardando così il patrimonio agricolo ed ecologico unico dell’Italia.
L’istruzione gioca anche un ruolo cruciale in questa iniziativa. La creazione del Liceo del Made in Italy ne è una testimonianza, fornendo una scuola superiore specializzata dedicata a tramandare le competenze e le conoscenze associate ai prodotti eccezionali dell’Italia. Questa istituzione mira a coltivare la prossima generazione di artigiani e leader del settore.
Inoltre, il governo ha introdotto incentivi per sostenere l’imprenditorialità femminile in agricoltura. Questi fondi sono progettati per aiutare le donne a superare le barriere all’accesso al credito, promuovendo un settore agricolo più inclusivo e diversificato.
Infine, per proteggere l’autenticità dei prodotti italiani, sono state imposte sanzioni più severe contro la contraffazione e la pratica ingannevole dell’“Italian sounding”. Queste misure sono cruciali per garantire che i consumatori ricevano prodotti italiani genuini, mantenendo così l’integrità e la reputazione dei marchi stimati dell’Italia.
Queste iniziative mirano a rafforzare la posizione dell’Italia nel mercato globale, garantendo la qualità e l’autenticità dei prodotti agricoli italiani.
Tuttavia adesso bisogna dare corpo a queste idee attraverso l’adozione di atti che diano seguito alla legge quadro. Ecco alcune idee:
Migliorare la tracciabilità: Implementare tecnologie avanzate come la blockchain per garantire la tracciabilità completa dei prodotti agricoli, dalla produzione alla distribuzione.
Incentivare l’innovazione: Offrire maggiori incentivi fiscali e finanziamenti per l’innovazione tecnologica nelle aziende agricole, promuovendo pratiche sostenibili e l’uso di tecnologie avanzate.
Espandere i mercati esteri: Rafforzare le iniziative di promozione internazionale, partecipando a fiere globali e creando partnership strategiche per aumentare la presenza dei prodotti italiani sui mercati esteri.
Supportare le piccole imprese: Fornire supporto specifico alle piccole e medie imprese agricole, facilitando l’accesso al credito e offrendo consulenza per migliorare la competitività.
Educazione e formazione: Ampliare i programmi educativi e formativi per i giovani agricoltori, includendo corsi su tecniche agricole moderne, gestione aziendale e marketing internazionale.
Sostenere la biodiversità: Continuare a proteggere la biodiversità agricola, promuovendo la coltivazione di varietà locali e tradizionali che sono parte integrante del patrimonio culturale italiano.
Queste misure potrebbero contribuire a rafforzare ulteriormente la posizione dell’Italia nel settore agricolo globale, garantendo la qualità e l’autenticità dei prodotti Made in Italy.
Sviluppo sostenibile dell’intero Sistema agricolo (legame con transizione ecologica)
Gli eventi estremi causati dal cambiamento climatico e gli effetti dell’instabilità geopolitica internazionale hanno avuto ed hanno tutt’ora effetti devastanti sul sistema agricolo italiano. Inoltre la produzione, ma anche la distribuzione, il trasporto e la vendita e lo stesso consumo di cibo contribuiscono esse stesse al cambiamento climatico: il sistema alimentare contribuisce per circa il 37% alle emissioni di gas serra, di cui ben un terzo è legato agli sprechi alimentari, fenomeno in costante crescita. Per questo motivo è importante adottare strategie di adattamento ma anche sviluppare misure di mitigazione delle emissioni di gas serra. Diversificare ed innovare la produzione nel settore agricolo sono azioni che possono contribuire attivamente all’adattamento ed alla mitigazione, al contempo creando sinergie e ricadute positive su altri settori al di là di quello alimentare, come il settore turistico, energetico, educativo e della tutela ambientale. L’uso di pratiche agricole come rotazione di colture o l’adozione di colture agroforestali non è sufficiente se non affiancate da una politica che promuova e sostenga gli agricoltori nella transizione verso tecniche di adattamento e mitigazione o che investa in innovazione. È fondamentale, inoltre, adottare nuovi piani nazionali e strategie per la gestione di risorse naturali, quali suolo e acqua ed evitare l’abbandono delle aree rurali. A tale proposito diventa indispensabile riconoscere all’agricoltore il ruolo di custode del territorio e delle risorse naturali. Anche perche l’abbandono delle campagne ha effetti nefasti sull’ambiente, sulla tutela del territorio e a cascata sul turismo. Chi compra una bottiglia di Chianti Classico compra anche l’immagine della collina senese con i cipressi. Si deve sostenere la circolarità dei sistemi produttivi al fine di garantirne il massimo efficientamento.
Dal 2022, il governo italiano ha intrapreso diverse iniziative per promuovere lo sviluppo sostenibile nel settore agricolo.
Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS): Aggiornata nel 2022, questa strategia integra la sostenibilità in tutte le politiche pubbliche, con un focus particolare sull’agricoltura. La strategia si basa su cinque pilastri: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership.
Queste iniziative mirano a rendere l’agricoltura italiana più sostenibile, resiliente e competitiva a livello globale.
Tuttavia, il governo italiano dovrebbe adesso implementare queste misure per promuovere lo sviluppo sostenibile nel settore agricolo. Ecco alcune idee:
Piano di accelerazione: Implementare un piano di accelerazione per raggiungere più rapidamente gli obiettivi di sostenibilità, monitorando costantemente i progressi attraverso indicatori specifici.
Finanziamenti mirati: Aumentare i finanziamenti per progetti di ricerca e sviluppo che promuovano pratiche agricole sostenibili e innovative.
Educazione alla sostenibilità: Rafforzare i programmi educativi a tutti i livelli, dalle scuole primarie alle università, per sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza della sostenibilità.
Collaborazione internazionale: Stringere partnership con altri paesi e organizzazioni internazionali per condividere conoscenze e tecnologie avanzate nel campo dell’agricoltura sostenibile.
Sostenere l’adozione di misure di adattamento al cambio climatico per prevenire e ridurre danni dovuti ad eventi estremi, per contrastare l’impermeabilizzazione e la desertificazione dei suoli, come per esempio usare strategie per migliorare la gestione delle risorse idriche.
Favorire l’innovazione e la digitalizzazione in tutta la filiera Agricola
Le sopra elencate azioni non sono possibili senza investimenti in ricerca e innovazione. Le varie università e centri di ricerca italiani sono all’avanguardia nel settore, ma ricevono minimi finanziamenti per identificare e testare nuove tecnologie per far fronte al cambiamento climatico mantenendo però il valore tipico dell’italianità dei prodotti che è la qualità.
La digitalizzazione nell’agricoltura italiana affronta diversi ostacoli significativi. Uno dei principali è la ridotta dimensione delle aziende agricole, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per investire in nuove tecnologie. Inoltre, il digital divide rappresenta un problema, con molte aree rurali che non hanno accesso a una connessione internet adeguata.
Un altro ostacolo è la mancanza di competenze digitali tra gli agricoltori, specialmente quelli più anziani, che possono trovare difficile utilizzare i nuovi strumenti tecnologici. La burocrazia e i ritardi nei pagamenti dei fondi pubblici sono ulteriori barriere che rallentano l’adozione delle tecnologie digitali.
Infine, gli ingenti investimenti iniziali richiesti per l’implementazione delle tecnologie avanzate sono spesso difficili da sostenere per i piccoli agricoltori.
Inoltre a livello mondiale l'innovazione in agricoltura si gioca sui due binari, quella della digitalizzazione, ma anche quello del rinnovamento genetico. Per la prima il PNRR prevede azioni precise e stanzia le risorse per implementarle. L'innovazione genetica è invece dimenticata e inoltre è ostacolata da una normativa europea e nazionale confusa, contraddittoria e basata su false convinzioni ideologiche. Questi fattori combinati rendono la transizione verso un’agricoltura più digitale una sfida complessa ma necessaria per il futuro del settore.
Come dicevamo, una parte significativa dei fondi del PNRR è stata destinata alla digitalizzazione e all’innovazione. La Missione 1 del PNRR, dedicata a “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura”, prevede investimenti per modernizzare il settore agricolo attraverso tecnologie avanzate come la blockchain, l’intelligenza artificiale e l’Internet delle cose (IoT).
La Transizione 4.0 offre incentivi fiscali per le imprese agricole che investono in tecnologie digitali e innovative.
Sono stati destinati fondi per realizzare progetti di investimento in tutto il territorio nazionale, inclusi quelli nel settore agroindustriale. Questi contratti mirano a sostenere l’innovazione e la competitività delle filiere produttive.
Il governo ha promosso programmi di formazione per migliorare le competenze digitali degli agricoltori, facilitando l’adozione di nuove tecnologie e pratiche innovative. Questi programmi di formazione dovrebbero essere continui e focalizzati sulle competenze digitali e sull’uso delle nuove tecnologie per garantire che gli agricoltori possano sfruttare appieno queste innovazioni.
Inoltre Sono stati creati fondi specifici per sostenere le start-up innovative nel settore agricolo, incentivando lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche per l’agricoltura.
Queste iniziative mirano a rendere l’agricoltura italiana più competitiva e sostenibile, sfruttando le potenzialità offerte dalla digitalizzazione e dall’innovazione.
Per quanto riguarda invece l’innovazione genetica in Italia, questa sta guadagnando sempre più attenzione, soprattutto per il suo potenziale di rendere l’agricoltura più sostenibile e resiliente.
Recentemente, il governo italiano ha approvato l’uso delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che permettono di modificare geneticamente le piante in modo più preciso rispetto agli OGM tradizionali. Queste tecniche possono migliorare la resistenza delle colture alle malattie e alle condizioni climatiche avverse.
Nonostante i progressi tecnologici, l’Italia deve ancora affrontare sfide normative significative. Le attuali leggi europee sugli OGM, che equiparano l’editing genomico agli OGM tradizionali, limitano le sperimentazioni in campo e l’adozione di queste tecnologie.
Inoltre va sottolineata l’importanza di un approccio integrato che coinvolga ricerca, imprese e istituzioni. La formazione delle nuove generazioni sulle tecnologie emergenti è cruciale per sfruttare appieno le potenzialità dell’innovazione genetica.
Questi sviluppi indicano che l’Italia sta facendo passi importanti verso un’agricoltura più innovativa e sostenibile, nonostante le sfide ancora da superare.
Il governo italiano potrebbe adottare ulteriori misure per favorire l’innovazione e la digitalizzazione nel settore agricolo. Una delle prime iniziative potrebbe essere la creazione di un ecosistema di innovazione, sviluppando hub agricoli in diverse regioni. Questi hub permetterebbero ad agricoltori, ricercatori e aziende tecnologiche di collaborare strettamente per sviluppare nuove soluzioni digitali.
Inoltre, migliorare l’accesso ai dati agricoli aperti e interoperabili potrebbe facilitare l’uso di informazioni precise da parte degli agricoltori, ottimizzando così le loro pratiche agricole. Per incentivare l’adozione di tecnologie avanzate, il governo potrebbe offrire ulteriori incentivi fiscali e finanziamenti per l’uso di droni, sensori IoT e intelligenza artificiale, strumenti che possono migliorare l’efficienza e la sostenibilità delle operazioni agricole.
Sostegno fiscale al Sistema agricolo
Il Sistema agricolo ha bisogno di essere sostenuto per aumentare la sua resilienza e ridurre l’impatto economico dovuto agli eventi estremi e all’instabilità dei mercati.
Anche in questo caso una parte significativa dei fondi del PNRR è stata destinata alla digitalizzazione, innovazione e sostenibilità del settore agricolo. Questo include incentivi fiscali per le aziende agricole che investono in tecnologie avanzate e pratiche sostenibili.
Inoltre, anche per questo il programma Transizione 4.0 offre crediti d’imposta per le imprese agricole che investono in beni strumentali nuovi, software e tecnologie digitali.
Il rifinanziamento del Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese (PMI) ha facilitato l’accesso al credito per le aziende agricole, riducendo il rischio per le banche e incentivando gli investimenti nel settore.
Sono stati introdotti sostegni per aiutare le aziende agricole a fronteggiare l’aumento dei costi energetici, riducendo l’impatto economico sulle loro attività.
Molto di piu puo essere fatto:
Riduzione del cuneo fiscale: Continuare a ridurre il cuneo fiscale per le imprese agricole, abbassando ulteriormente il costo del lavoro e incentivando l’occupazione nel settore.
Estensione delle agevolazioni fiscali: Ampliare le agevolazioni fiscali per le aziende agricole che investono in tecnologie verdi e pratiche sostenibili, come l’uso di energie rinnovabili e l’agricoltura di precisione.
Credito d’imposta per l’innovazione: Introdurre un credito d’imposta specifico per le innovazioni tecnologiche in agricoltura, incentivando l’adozione di nuove tecnologie e migliorando la competitività delle aziende.
Formazione e competenze: Rafforzare i programmi di formazione continua per gli agricoltori, con un focus sulle competenze digitali e sull’uso delle nuove tecnologie.
Accesso al credito: Facilitare ulteriormente l’accesso al credito per le piccole e medie imprese agricole, riducendo le barriere burocratiche e offrendo garanzie statali.
Ulteriori misure potrebbero essere:
Affidare a un organo super partes, come potrebbe essere ISMEA, il compito di stabilire e adeguare periodicamente i costi di produzione dei vari prodotti e introdurre, come prerequisito nelle filiere agroalimentari, il pagamento agli Agricoltori di prezzi remunerativi.
Abolire l’obbligatorietà per gli Agricoltori di pagare la tassa per la denuncia e della presentazione della relazione tecnica.
Sburocratizzazione dell’agricoltura: gli agricoltori sono vessati da centinaia di norme e balzelli, alcune delle quali non hanno ragione di esistere
Abolizione dell’art. 45 della legge 203 del 1982, e conseguente abolizione dell’obbligatorietà dell’assistenza sindacale per la firma dei contratti di affitto in deroga
Fondi per la creazione di invasi per la raccolta delle acque piovane
Gestione sotenibile delle foreste. Un aspetto importante che spesso viene trascurato in agricoltura e’ la forestazione e gestione sostenibile delle foreste.
Dal 2022, il governo italiano ha intrapreso diverse iniziative significative per la forestazione e la gestione sostenibile delle foreste. Ecco alcune delle principali:
Strategia Forestale Nazionale (SFN): Pubblicata nel febbraio 2022, la SFN è un documento strategico di durata ventennale che mira a proteggere e massimizzare l’estensione, la resilienza e la biodiversità delle foreste italiane. La strategia si basa su due pilastri principali: la Gestione Forestale Sostenibile (GFS) e lo sviluppo di un’economia del legno sostenibile e circolare.
Gestione sostenibile delle foreste: La SFN promuove la pianificazione e la gestione sostenibile delle foreste, adattandole alla crisi climatica. Questo include l’incremento della superficie forestale pianificata e resistente alle avversità climatiche.
Queste iniziative rappresentano un passo importante verso la protezione e la gestione sostenibile delle foreste italiane, contribuendo anche agli impegni internazionali dell’Italia in materia di clima e biodiversità.
L’approccio integrato della SFN, che coinvolge vari ministeri e promuove la Gestione Forestale Sostenibile (GFS) e’ significativo. E’ importante anche aumentare la diversità biologica degli ecosistemi forestali e di adottare tecniche di gestione che possano prevenire o riparare i danni causati da rischi naturali e antropici.
Queste misure siano cruciali per garantire la resilienza delle foreste italiane di fronte ai cambiamenti climatici e per promuovere un’economia del legno sostenibile e circolare.
Tuttavia si possono intraprendere ulteriori azioni per migliorare la forestazione e la gestione delle foreste in agricoltura. Ecco alcune proposte:
Incrementare i finanziamenti: Aumentare i fondi destinati alla gestione sostenibile delle foreste e ai progetti di riforestazione. Questo potrebbe includere incentivi per i proprietari terrieri che adottano pratiche di gestione forestale sostenibile.
Promuovere la certificazione forestale: Espandere la certificazione di Gestione Forestale Sostenibile (GFS) per garantire che una maggiore percentuale delle foreste italiane sia gestita in modo sostenibile.
Sviluppare infrastrutture verdi urbane: Investire nella creazione e manutenzione di boschi urbani e spazi verdi nelle città, che possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria e offrire benefici ricreativi e ambientali.
Educazione e sensibilizzazione: Implementare programmi educativi per sensibilizzare il pubblico e i proprietari terrieri sull’importanza della gestione sostenibile delle foreste e dei benefici della riforestazione.
Collaborazione interregionale: Favorire la cooperazione tra le regioni per condividere le migliori pratiche e sviluppare strategie comuni per la gestione delle foreste, specialmente in risposta a eventi climatici estremi.
Monitoraggio e ricerca: Potenziare il monitoraggio delle foreste e finanziare la ricerca per sviluppare nuove tecniche di gestione forestale che siano resilienti ai cambiamenti climatici.
Queste azioni possono contribuire a una gestione più efficace e sostenibile delle foreste italiane, migliorando al contempo la resilienza ambientale e la qualità della vita nelle aree rurali e urbane.