
La difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, rappresenta uno dei valori tradizionali della destra italiana e dell’Associazione Altero Matteoli per la Libertà e il Bene Comune. Rispetto all'applicazione della Legge 194/1978, la normativa italiana che disciplina le modalità di accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, la linea politica condivisa da Matteoli ha sempre spinto per la piena attuazione della prima parte della legge finalizzata alla tutela della maternità, alla prevenzione e al supporto economico e sociale alle donne per evitare il ricorso all'aborto. In continuità con il suo pensiero sulla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, l’Associazione Altero Matteoli per la Libertà e il Bene Comune aderisce alla manifestazione nazionale per la Vita in programma a Roma il 13 giugno 2026. In un’intervista rilasciata come Ministro dell’Ambiente del governo Berlusconi al Radiogiornale della Radio Vaticana nell’agosto del 1994, alla vigilia della Conferenza del Cairo dell’Onu, nota come Conferenza internazionale su popolazione e Sviluppo dove rappresentò il governo italiano, Matteoli sottolineò come "la posizione espressa dalla Chiesa cattolica e da Papa Giovanni Paolo II in vista della Conferenza del Cairo” fosse “pienamente condivisibile”. Al Cairo, due erano gli schieramenti principali: uno guidato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea a sostegno delle politiche di controllo delle nascite. A fronteggiare Usa ed Ue c’era la Santa Sede, con il cardinale Renato Raffaele Martino, allora Osservatore permanente presso l’Onu a New York, irriducibile nel difendere la dignità dell’uomo e il valore della famiglia, «patrimonio più originario e sacro dell’umanità», come aveva detto Giovanni Paolo II. “L'Italia deve guardare con estrema attenzione a questo monito, affermò alla Radio Vaticana, Matteoli. Non si può accettare che l'Organizzazione delle Nazioni Unite imponga surrettiziamente politiche di controllo demografico che calpestano la dignità umana e i diritti della famiglia." "L'aborto, sottolineò l’allora Ministro dell’Ambiente, è un omicidio, senza mezzi termini. Non è possibile derubricarlo a una scelta come un'altra o a uno strumento di pianificazione familiare. Questo è il principio morale da cui non si può prescindere, ed è una convinzione che porto avanti sia come cittadino sia come esponente politico." "Ritengo che il nostro Governo (governo Berlusconi del 1994, ndr) non debba accodarsi passivamente a certe posizioni ultra-laiciste dei partner europei. È necessario che la delegazione italiana al Cairo, concluse, mantenga una linea ferma a tutela della vita e in sintonia con i valori espressi dal mondo cattolico.” Alla fine fu respinto il tentativo di ridefinire il concetto di famiglia e nel ‘Programma di Azione’ fu scritto chiaramente che l’aborto non può essere considerato un metodo di pianificazione familiare. (lc)