Nella prestigiosa cornice di Palazzo Firenze a Roma, sede della Società Dante Alighieri, si è tenuto un incontro di alto rilievo strategico al quale anche Ore12Italia è stato invitato a partecipare. Al centro del dibattito, la presentazione del progetto "Radio Mediterranea", una iniziativa che mira a fare della RAI il perno di una nuova diplomazia culturale nel Sud del mondo. Tra i relatori più attesi, Marco Minniti, Presidente della Fondazione Med-Or, ha offerto una panoramica di rara profondità, spiegando perché il Piano Mattei e la comunicazione internazionale siano oggi questioni di sopravvivenza per il sistema-paese.
Minniti ha esordito rendendo omaggio alla visione dei promotori: “Si sta perseguendo questo obiettivo che io considero molto importante per il sistema paese. Quando abbiamo incominciato questo ragionamento, l'idea che si giocasse un pezzo di storia del futuro nel Mediterraneo, in Africa poteva apparire una giusta intuizione. Oggi è la realtà.”
LA LEZIONE DELLA STORIA: DA SPARTA AI MODERNI "CHOKE POINTS"
Con un salto temporale di 2500 anni, Minniti ha collegato le antiche guerre greche alle moderne rotte commerciali. Non è un semplice esercizio di stile, ma una chiave per comprendere come i blocchi logistici possano mettere in ginocchio le democrazie.
“Circa 500 anni prima della nascita di Cristo nel Mediterraneo ci fu una guerra storica tra due città stato, Atene e Sparta. Fu chiamata la guerra del Peloponneso, durò 27 anni. A un certo punto Sparta vinse la guerra. Come vinse la guerra? Bloccando lo stretto del Bosforo e facendo capitolare Atene perché non arrivavano più materie prime. Prima fra tutte il grano. All'epoca li chiamavano stretti, adesso li chiamiamo choke points. Colli di bottiglia. Il Bosforo, Hormuz, Bab-el-Mandeb. Mi sorprende che quello che era chiaro agli spartani 405 anni prima di Cristo non fosse chiaro alla prima potenza democratica, militare ed economica del mondo. Sono sorpreso, scusatemi.”
Quando Minniti parla di choke points, si riferisce a punti di passaggio obbligati per il commercio mondiale. Se il transito in questi stretti viene interrotto, l'economia globale subisce uno shock immediato, come dimostrato dalle recenti crisi nel Mar Rosso. Per Minniti, la radio servirebbe proprio a costruire quella "comunicazione diretta" necessaria a gestire queste interconnessioni.
IL RISCHIO DI UN CALIFFATO AFRICANO A POCHI PASSI DALL'EUROPA
L'analisi si è poi spostata sulla minaccia terroristica nel Sahel, un'area troppo spesso ignorata dalle cronache quotidiane ma vitale per la sicurezza europea.
“Nel momento in cui noi stiamo parlando non sappiamo se la capitale del Mali, Bamako, che è sotto assedio, a un certo punto sarà costretta a cedere all'assedio di Jnim. Il Jnim è Al-Qaida. Eh, non so se è chiaro. E i capi di Al-Qaida hanno detto: 'Se prendiamo Bamako, quella sarà il punto di partenza del nuovo califfato africano'. È chiaro qual è il senso della minaccia? Avere a poche centinaia di chilometri dalle coste dell'Europa un califfato africano non è una cosa particolarmente gradevole. Purtroppo noi abbiamo una memoria molto corta, viviamo drammaticamente nella quotidianità. L'attacco di Islamic State all'Europa è stato nel 2013, 2014, 2015. Nel 2014 Islamic State fa un proclama e dice: 'Dobbiamo bloccare tutti i punti di collegamento del mondo, gli stretti'. I primi due erano sempre Hormuz e poi Bab-el-Mandeb. La traduzione in italiano è 'la porta delle lacrime'.”
LA FRAMMENTAZIONE DEL MONDO ARABO E IL CASO LIBIA-PAKISTAN
Minniti ha poi toccato un punto sensibile: la fine delle vecchie alleanze nel mondo sunnita e l'ingresso di nuovi attori militari in Libia, citando accordi che cambiano gli equilibri tecnologici e nucleari.
“Se qualcuno mi avesse detto qualche anno fa che poteva entrare in una rottura politica gli Emirati Arabi con l'Arabia Saudita, gli avrei detto ‘tecnicamente possibile’, è avvenuto ieri. Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire unilateralmente dall'OPEC. Non è una cosa semplice. E mentre discutiamo, a Roma si riunisce il quartetto per il futuro della Libia. Ma è successo un fatto incredibile: la Libia dell'Est, quella del maresciallo Haftar, ha fatto un accordo militare con il Pakistan. Islamabad si impegna a fornire aerei da combattimento. Voi direte, 'Vabbè, siamo tranquilli'. No, no, sono JF-17 cinesi. Punto. Serve soltanto per farvi capire quanto il mondo è complicato e quanto dobbiamo essere un pochino più svegli di quanto siamo.”
IL RUOLO DI GIORGIA MELONI E LA NUOVA AUTOREVOLEZZA ITALIANA
In questo scenario di estrema complessità, Minniti ha riconosciuto con onestà intellettuale il successo diplomatico dell'attuale governo, citando la figura di Giorgia Meloni come esempio di una ritrovata centralità italiana.
“Io ho considerato molto importante due fatti che sono avvenuti. Si è fatto nei mesi scorsi la riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo. Chi hanno invitato come ospite d'onore? Il Presidente del Consiglio dell'Italia, Giorgia Meloni. L'ultimo invitato era stato nel 2014 l'ex primo ministro inglese. Si è fatta la riunione dell'Unione Africana ad Addis Abeba. Chi hanno invitato come ospite d'onore? Il Presidente del Consiglio Italiano. L'ultimo europeo era stato il presidente Hollande nel 2015. Questo per dirvi come c'è da parte di questi l'idea di costruire un dialogo privilegiato. Hanno bisogno di un interlocutore. L'interlocutore naturale è l'Europa, vogliono parlare con l'Europa.”
L'analisi di Minniti evidenzia come l'Italia, attraverso la figura della Meloni, sia riuscita a riaprire canali di dialogo che erano rimasti silenti per anni. I paesi del Golfo e l'Unione Africana non cercano solo aiuti, ma un partner politico che non sia "oscillante" come gli Stati Uniti o "ingombrante" come la Cina.
LA METAFORA DELLE "MONTAGNE RUSSE" E IL FUTURO DELL'EUROPA
Il finale dell'intervento è un manifesto del ruolo geostrategico dell'Italia, condito da una metafora ironica sulla Russia che ha strappato sorrisi alla platea di Palazzo Firenze.
“Il nostro ruolo geostrategico non è quello di fare da mediatore tra Europa e Stati Uniti. Il nostro ruolo geostrategico è quello di essere il punto di congiunzione tra l'Occidente e il sud del mondo. Non dobbiamo mediare nulla, anche perché - vi informo -, è difficilissimo mediare con le montagne russe, è difficilissimo. Se uno è sulle montagne russe è difficile fermare la navicella. Uno le guarda, le osserva, ma non pensa di poterle governare, perché le montagne russe sono tecnicamente ingovernabili. E se qualcuno volesse governarle, appunto, perché si chiamano montagne russe, i russi hanno una maggiore capacità di governo perché si chiamano appunto montagne russe.”
Minniti conclude con un monito per l'Unione Europea: “L'Italia ha fatto da apripista rendendo evidente qual è il suo ruolo. Noi ci battiamo perché il Piano Mattei diventi un piano dell'Unione Europea. C'è bisogno che questo lo svolga l'Europa, non perché chiediamo aiuto, ma perché così facendolo l'Europa trova un suo ruolo nella storia del mondo. Se poi l'Unione Europea non vuole farlo, allora a quel punto ha scelto la strada del suo essere marginale. Il suo essere marginale e non essere all'altezza del suo compito e della sua missione storico-politica.”
L'intervento di Marco Minniti trasforma il progetto di Radio Mediterranea da una questione tecnica a una necessità vitale. In un mondo che corre sulle "montagne russe" della crisi permanente, l'Italia deve essere il ponte - il punto di congiunzione - che impedisce all'Europa di diventare irrilevante. E la parola, veicolata attraverso il servizio pubblico della RAI, è l'unica arma in grado di costruire quella fiducia necessaria per non soccombere ai nuovi califfati o ai blocchi economici.